Beatrice

Attimi di Arte

C. Boltanski – Gli sguardi della memoria

DOPO è il titolo della mostra di Christian Boltanski a Torino, visibile alla Fondazione Merz fino al 31 gennaio.

Christian Boltanski nasce nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, da un padre ebreo e da una madre cattolica. Storia e tempo sono la materia dei suoi lavori. La vita, la morte, la memoria. Passato e presente, presenza e assenza.
Boltanski ben incarna la parte dell’arte contemporanea che sa utilizzare linguaggi e mezzi diversi, amalgamandoli con sublime armonia.

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La mostra DOPO è concepita come un’unica installazione dove passato e presente coesistono. Appena entrati, i visitatori si ritrovano immersi in duecento fotografie evanescenti e fluttuanti; come un invito a lasciarsi andare al flusso del tempo e della memoria. Le fotografie girano intorno a noi, come vita che scorre, e possiamo pensare di inseguirle con lo sguardo o inseguirle fisicamente ma alla fine bisogna lasciarle andare e pensare al DOPO.

Attraverso forme di catalogazione Christian Boltanski pone al centro delle sue considerazioni la problematica del tempo; l’implacabile scorrere del tempo e la consapevolezza della caducità della vita, dal momento che siamo fatalmente destinati alla fine ma nulla sappiamo del DOPO.
Si tratta di una meditazione sul senso del tempo, sull’arco della nostra vita e sull’importanza della memoria. Tempo e memoria. L’artista prova a fermare il tempo affidandosi allo scatto fotografico e ci aiuta a ricordare. Anzi, ci aiuta a non dimenticare.

All’interno di una piccola stanza, il video Entre Temps (2004) mostra lo scorrere del tempo, ma qui il protagonista è Boltanski stesso che, con un morphing lentissimo, da giovane diventa adulto.

Al piano inferiore, dove veniamo accolti con un grande applauso grazie al video Clapping Hands, dedicato a Mario Merz, Boltanski crea edifici instabili costruiti con materiali poveri, effimeri (…forse un archivio dimenticato delle cose umane?). Il tutto affiancato a una grande luce composta da lampadine colorate che recita la parola DOPO. 

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L’artista vuole forse invitarci a riflettere riguardo a quello che succederà a tutto ciò che accumuliamo nelle nostre vite… In perenne lotta contro il tempo.

Ciò che non bisogna fare è cadere nell’errore di considerare il lavoro di Boltanski meramente autobiografico. L’artista si occupa, e si vuole occupare, della memoria di tutti. La sua arte si situa in un territorio universale; non vuole rappresentare le riflessioni di un solo soggetto ma dell’intera umanità. L’artista diventa specchio e noi ci riconosciamo nella sua arte con i nostri ricordi. L’artista diventa gli altri, diventa noi e ora non ha più un’esistenza propria. Come lui stesso afferma “non si può creare che scomparendo”.

Christian Boltanski si cura della memoria di tutti. La raccoglie e la conserva, nel tentativo di salvare frammenti di vita dall’oblio.

ri-còr-do
dal latino: re- indietro cor cuore. Richiamare in cuore.
E come disse una volta John Banville: “I ricordi battono dentro di me come un secondo cuore.”

Beatrice Carducci

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Un commento su “C. Boltanski – Gli sguardi della memoria

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Questa voce è stata pubblicata il 2 gennaio 2016 da in Arte, Arte Contemporanea con tag , , , , .
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