Beatrice

Attimi di Arte

L’Insostenibile Leggerezza di Fausto Melotti

Le sculture di Fausto Melotti sono sogni posti a mezz’aria e forse è proprio per questo che egli fu l’artista prediletto di Italo Calvino, che lo definì “l’acrobata dell’invisibile”. Volle le sue opere sulle copertine dei suoi libri Mondadori e almeno tre delle virtù che lo scrittore raccomanda nelle sue lezioni americane furono celebrate da Melotti; come la leggerezza, l’esattezza e la molteplicità.

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Melotti nasce a Rovereto nel 1901 e arriva all’arte passando per studi di matematica e fisica. Il suo pensiero era che la scultura non dovesse significare pesantezza ed immobilità, che non fosse quindi un ingombro ma che ricordasse la musica; doveva essere un’”occupazione armonica dello spazio”. Una sorta di volo.
Quello che mi viene in mente, guardando le sue opere, è una cosa che forse non ti aspetti: suoni. Ti ritrovi davanti alle sue visioni astratte e hai davvero la sensazione di ascoltare la pioggia che cade o il vento che soffia; tutto dipende da quanto si riesce a creare connessioni tra cose solo apparentemente lontane.

“Mi veniva da scrivere città sottili come le sue sculture”, disse Calvino riferendosi a quelle linee colme di una poetica meditazione tra il mondo e il nulla. Fausto Melotti ama le linee, ne è ossessionato e sembra rispondere ad un invito di Guillame Apollinaire a musicalizzare il linguaggio artistico, affrontando la sfida di spingersi verso qualcosa che enormemente somiglia a poesia.
Le sue sculture sembra che volino tanto appaiono leggere e precarie, una caducità e fragilità in cui è il vuoto a prevalere. Sono apparizioni in attesa di un filo d’aria per muoversi, per rianianimarsi, sono opere che non si materializzano mai ma che aprono una dimensione di infinita armonia.
Come Leopardi, Melotti è un poeta che dà alla felicità immagini di leggerezza ma con un’enorme differenza; la sua innata capacità a semplificare.

So che ho già parlato della semplicità e della leggerezza quindi voglio riflettere su qualcos’altro; il vuoto. E il primo scrittore a cui penso è Kafka con uno dei suoi racconti brevi; Il Cavaliere del Secchio, scritto nel 1917, in cui un austriaco va con il suo secchio vuoto in cerca di carbone per combattere il freddo inverno. Una volta raggiunta la bottega del carbonaio quest’ultimo vorrebbe aiutare il nostro povero personaggio ma la moglie non ne vuole sentire così si slega il grembiule e lo scaccia  via come scaccerebbe una mosca. Il secchio vuoto è così leggero che vola via con il nostro cavaliere, fino a perdersi oltre le montagne.

Questo è un racconto misterioso, come molti dei racconti di Kafka, ma l’ho voluto citare per l’idea di quel secchio vuoto che ti solleva sopra tutto, sopra le montagne, al punto che, se fosse pieno, non permetterebbe di volare. Così, con in mano il nostro secchio, guardiamo alle esili sculture di Melotti, sperando di trovarvi nulla di più di quello che saremmo capaci a portare.

E’ un gioco che, quando riesce, diventa poesia.

Beatrice Carducci

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4 commenti su “L’Insostenibile Leggerezza di Fausto Melotti

  1. Pingback: scultura o pittura? | +L'Usignolo+Veritatem invenire cum gaudio+

  2. vengodalmare
    21 febbraio 2016

    Complimenti a te, Beatrice. Articoli perfetti che “volano”, spaziano, che creano collegamenti tra le diverse forme dell’arte.
    Anche per me le opere di Melotti e il suono sono della stessa matrice.

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    • beatricecarducci
      21 febbraio 2016

      Grazie mille, grazie per aver dedicato tempo a leggermi. Apprezzo tantissimo! Sono una studentessa e l’arte, la poesia, la letteratura e la scritture sono mie grandi passioni. Buon fine settimana

      Liked by 1 persona

      • vengodalmare
        23 febbraio 2016

        È stato un piacere il mio. Continua così, sei brava. Un caro saluto.

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