Beatrice

Attimi di Arte

Arnaldo Pomodoro e Lucio Fontana

Arnaldo Pomodoro, scultore italiano le cui opere abbelliscono alcune delle più belle città italiane, tra cui Milano, e straniere, quali Dublino, Copenaghen e Los Angeles.

La scultura è un arte affascinante, si realizza in più momenti e richiede un costante sforzo e impegno fisico. La sua passione nasce da bambino, quando andava a giocare con la sabbia sulle rive del fiume. Scavare la terra con paletta e secchiello, toccarla e modellarla hanno dato origine al grande artista che oggi conosciamo.

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Scavare. Si cerca sempre noi stessi nel profondo e i grandi artisti non sono forse pieni di emozioni e sentimenti e cercano nell’arte il modo di sentirsi liberati?
Pomodoro una via possibile per la libertà l’ha trovata grazie alle sue sfere dorate.
La sfera – forma perfetta, magica – che riflette qualsiasi cosa ci sia attorno fino a creare contrasti tali che capita si trasformi e non appaia più. Resta invece il suo interno, immaginato da Pomodoro, pieno di grovigli, corroso, tormentato. Le sue sfere si scompongono creando un forte contrasto tra la superficie esterna, levigata e perfetta, e il loro interno dove scorgiamo l’anima complessa della scultura. Scrigno e contenuto.

La forza arriva dall’interno e la bellezza non è nel pensare all’oggetto in quanto  forma chiusa, semplice, lineare e perfetta… ma nella sua apertura che ci travolge. Una sfera aperta al punto che il suo interno dialoga e corrode, sgretola e ferisce l’involucro.

Si può passare la vita a tracciare confini oppure si può scegliere di vivere disintegrandoli, come fa Arnaldo Pomodoro.

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Leonard Cohen cantava che c’è una crepa in ogni cosa ed è proprio da li che entra la luce. Il senso sta nel taglio, nella fessura che squarcia un mondo chiuso per aprirne altri e farli comunicare.

L’immagine sopra è un’opera di Lucio Fontana che nel 1957 realizza una seria di opere intitolate “Concetto spaziale. Attese”. Lui stesso dice:

“…Passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere…”

Dove tutto è omogeneo, duro, compatto, immobile, lì dove non ci sono incrinature, cedimenti, fratture, lì non ci saranno cambiamenti, non ci saranno attraversamenti, non ci saranno spiragli. Ma nulla è così definitivo, così integro, così rigido. Nulla può essere così per definizione. Anzi forse per definizione tutto è fragile, ogni cosa.

Magari sbirciando l’interno degli scorci non troveremo nulla, o magari troveremo tutto.

Beatrice Carducci

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Un commento su “Arnaldo Pomodoro e Lucio Fontana

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