Beatrice

Attimi di Arte

L’eterno istante di Henri Cartier Bresson

Si è appena conclusa a Palazzo della Ragione di Milano una mostra fotografica allestita per raccontare come i grandi fotografi internazionali hanno visto l’Italia in un arco di tempo di quasi ottant’anni.

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E’ davvero possibile riportare con uno scatto l’immediatezza di una sensazione?
Henri Cartier Bresson, l’uomo che ha trasformato il fotogiornalismo in arte, un giorno disse: “Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira testa, occhio e cuore”. E’ un’illusione pensare che le foto si facciano solo con la macchina…E forse è proprio questa equazione testa + occhio + cuore a rendere la fotografia espressione di una soggettività che fa di essa stessa una forma di interpretazione della realtà alla stregua della pittura.

La pittura non ebbe più un’urgenza predominante; quanto c’è di reale in una mano che riproduce realisticamente il cielo? Quello disegnato sarà pur sempre un cielo disegnato, non cielo azzurro rinvenuto dall’asse temporale e fissato eternamente. Infatti Giacomo Balla, nel suo Manifesto del Colore scritto nel 1918, riconobbe che “data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più a nessuno.”
Di tutti i mezzi di espressione solamente la fotografia può rendere l’eternità di un istante. Il fotografo ha a che fare con una realtà in continua sparizione ed è continuamente alle prese con l’attimo fuggente di un rapporto instabile. La fotografia è un’azione immediata mentre il disegno è una meditazione.

E io non posso fare a meno di pensare alla bellezza che c’è in questa continua tensione al non-più-essere, al raggiungere l’eternità attraverso il momento, allo scegliere cosa lasciar fuori dall’inquadratura; cosa rendere eterno e cosa no. Ma soprattuto lasciare che qualcun’altro veda con i tuoi occhi.

I fotografi hanno sempre a che fare con attimi che svaniscono di continuo e mi viene da paragonarli a tiratori che sparano una fucilata. Basta un momento, basta il movimento di un dito, un secondo e l’istante è impresso per sempre. Fermare un istante destinato a scomparire – è tutta questione di una frazione di secondo. E questo è il momento giusto per chiederci quale sia il valore di un attimo ma credo che tutti gli aggettivi scoloriscano di fronte al sublime sguardo che cattura l’istante.

Daniel Pennac un giorno disse di aver preferito fotografare invece di parlare, di aver fotografato per non dimenticare ma soprattutto per non smettere di guardare e imparare a guardare è forse il tirocinio più lungo di tutte le arti. Guardare fuori e guardarsi dentro.

Mi inchino alla bellezza che non mi appartiene.

Beatrice Carducci

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Un commento su “L’eterno istante di Henri Cartier Bresson

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